Il morso aperto e la terza classe in Ortodonzia Linguale

Il morso aperto e la terza classe in Ortodonzia Linguale

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articoli caso clinico

Sono ben note le potenzialità correttive dell’ortodonzia linguale nei morsi coperti per motivi biomeccanici evidenti, oggi ci preme perciò mostrare ciò che molti, a torto, considerano più complesso da ottenere con la tecnica linguale ad ulteriore dimostrazione che sono la corretta diagnosi e la corretta programmazione terapeutica le vere chiavi che aprono lo scrigno del successo ortodontico.

 

S. è un paziente di circa 30 anni libero professionista, imprenditore, che giunge nel nostro studio in Provincia di Pistoia con il desiderio di migliorare la propria immagine ma anche la propria funzione respiratoria, masticatoria e fonatoria.

 

 

 

 

Diagnosi: Terza classe basale da retrusione mascellare (SNA 71,7 SNB 76,4° ANB -4,7°) e dentale, morso aperto. Il paziente non ha problematiche temporomandibolari ma l’occlusione risulta instabile e variabile. L’elemento 1.1 presenta gli esiti di un trauma mostrando una leggera discolorazione rispetto al 2.1 ed una certa retrazione gengivale per la quale raccomandiamo intervento mucogengivale a fine trattamento ortodontico.
Fin dal primo momento ci rendiamo conto della necessità di un approccio interdisciplinare e quindi interpelliamo la nostra Logopedista Monica che visita e valuta con noi un adeguato piano di intervento al fine di lavorare in sinergia ed ottenere un’adeguata deglutizione, migliorare la respirazione prevalentemente orale lavorando in contemporanea anche sulla fonazione.
Arrivando da noi dopo un percorso conoscitivo piuttosto strutturato e dopo aver consultato molti esperti, troviamo un interlocutore preparato, ben disposto e direi anche pro-attivo.
Come ormai facciamo da molti anni la nostra proposta terapeutica è unica e non lascia spazio a scelte soggettive del paziente perché se nostra deve essere la responsabilità del risultato, nostra deve essere la selezione degli strumenti che riteniamo i migliori per l’ottenimento dello stesso che in questo caso sono stati: apparecchio linguale WIN, terapia mio-funzionale e logopedia, positioner di fine cura e contenzione tramite retainer incollato su entrambe le arcate.
La prescrizione prevede 5 archi superiori e 5 inferiori individualizzati 014, 016×022, 018×025,tutti SE Ni-Ti, 016×024 SS e 018×025 Beta-Ti.
La sequenza degli archi segue il protocollo classico.

Il paziente risponde molto bene al trattamento ortodontico e la sequenza degli archi segue il protocollo classico. A partire dagli archi rettangolari aggiungiamo i minimold sugli elementi frontali nella configurazione triangolare avente per vertice il canino superiore.
18,5 mesi di trattamento è il tempo impiegato per la risoluzione del caso, ne è seguito controllo logopedico, qualche mese con il posizionatore e, come da piano di trattamento, contenzione fissa su entrambe le arcate.
Le contenzioni fisse vengono eseguite su setup di fine cura e trasferite in bocca con tecnica di incoraggio indiretto mediante silicone al fine di avere retainer certamente passivi ed un migliore incollaggio.
Ad oltre due anni dal fine cure la situazione occlusale pare stabile e sebbene sia stato raccomandato fin dalla prima visita un intervento mucogengivale dell’ 1.1 il paziente non lo ha ancora eseguito non ritenendolo prioritario.
La differenza cromatica del 1.1 con il 2.1 si è molto attenuata dopo uno sbiancamento selettivo.